Venti casalinghe romane, tre uomini gay, un gatto nero, Viola ed io eravamo seduti intorno al tavolo di presentazione. Abbiamo dovuto portare i nostri piatti e posate dalle case nostre.
Viola, che ha una fobia per l’igiene alimentare, è stata apoplettica. Le casalinghe romane dovevono essere detto spesso di smettere di chiacchierare. Gli uomini gay sono stati chiaramente aspettando sushi. Il gatto nero volevo solo salmone.
Ero l’unica foodie (cibista?) in presenza, disperata per parlare di umami e le sue implicazioni per il futuro di ketchup saporito (un argomento sono stato ossessionato da quando avevo letto un articolo su di esso in The New Yorker diversi anni fa) ma non è stata una tema interressante per questa folla.
Poi sake freddo era servito, ed è diventata una festa.